Dal 14 novembre, presso il Teatro Massimo Città di Siracusa, andrà in scena Archimede, di Costanza Di Quattro con Mario Incudine.
212 a.C. Siamo in Sicilia, Siracusa è assediata dall’esercito romano. Nella notte, un giovane legionario si introduce nella casa del matematico Archimede: è pronto a ucciderlo. Prima che il colpo venga inferto e il destino si compia, Archimede ha il tempo di ripercorrere per noi la sua esistenza, in un soliloquio in cui ci fa attraversare i dolori e le soddisfazioni di un uomo che ha dedicato la vita alla scienza.
Scopriamo così che, nonostante la sua fama, è un uomo solitario: ha sacrificato ogni cosa per seguire il suo cammino di ricerca. La sua è una lotta contro l’ignoranza di chi non comprende la grandezza delle sue scoperte, e lui stesso si trova a vivere una vita di grande solitudine, sospesa tra la genialità e la follia.
Nel testo di Costanza Di Quattro, in un alternarsi di leggende e verità, Archimede è protagonista di un monologo che riflette sul mondo e sulla distanza incolmabile tra chi cerca giustizia e chi si nasconde dietro ipocrisie e ambiguità. Mentre i romani, con la forza, schiacciano Siracusa, lui rimane ancorato alle sue idee, cercando di comprendere il senso di un’esistenza che, pur segnata dalla grandezza, è anche punteggiata dalla solitudine e dall’incomprensione. La sua visione scientifica è un riflesso della sua lotta interiore: il desiderio di fare giustizia, di comprendere le leggi della natura, si scontra con l’incapacità di essere accolto e compreso dal mondo che lo circonda.
Mario Incudine è il protagonista di questo emozionante spettacolo. Con la sua carica ed energia, recita e canta sul palcoscenico – sostenuto dalla musica dal vivo del bravissimo Antonio Vasta – per raccontarci la storia di un uomo divenuto immortale.
Un invito a riflettere sulle sfide di chi è diverso, di chi, come Archimede, cerca di guardare oltre e spingersi verso l’ignoto. Un uomo che ha trasformato la solitudine in uno strumento di conoscenza e che, anche nell’ombra della morte, lascia un’eredità che trascende la sua epoca.
Archimede non è solo un inventore, ma un simbolo della lotta tra il genio e la mediocrità, tra il desiderio di giustizia e l’ipocrisia del mondo.
